Ho incontrato la teoria polivagale nel 2021 e da allora non ho mai smesso di approfondirla e, soprattutto, di impegnarmi per portarla nel mio lavoro. Qui provo a spiegare cosa significa, per me, adottare una prospettiva polivagale.
Cos’è la teoria polivagale?
La teoria polivagale è stata sviluppata dal neurofisiologo Stephen Porges, che ha scoperto che il nervo vago* è composto da due rami separati e distinti, il dorsale e il ventrale, che originano da due zone differenti del cervello. Questi due rami (dorsovagale e ventrovagale) si configurano come due branche del sistema nervoso autonomo parasimpatico.
Secondo il paradigma “classico”, il sistema nervoso autonomo* (SNA) è composto da due circuiti: simpatico e parasimpatico. Porges, invece, sostiene che i circuiti sono tre: simpatico, parasimpatico dorsovagale e parasimpatico ventrovagale.
- Il sistema dorsovagale è il più arcaico: lo abbiamo in comune coi rettili e si attiva in caso di pericolo di vita, inducendo immobilizzazione o dissociazione;
- il sistema simpatico, il secondo a svilupparsi, tipico dei mammiferi, regola le reazioni di attacco o fuga nelle situazioni di pericolo o minaccia;
- il sistema ventrovagale, quello più recente, è deputato alle relazioni: è il sistema di coinvolgimento sociale, la piattaforma neurale dei rapporti umani.
Il SNA, nell’attivare di volta in volta i tre circuiti, segue un criterio gerarchico (gerarchia autonomica). Dà la precedenza al vagoventrale, dopo di che sceglie il simpatico e da ultimo il vagodorsale.
I sistemi dorsovagale e simpatico non vanno, però, considerati come negativi. Porges è molto chiaro su questo punto: tutte le risposte del SNA, anche quelle difensive, sono risposte adattive. Il SNA agisce per garantire la nostra sicurezza, in tempi rapidissimi, sulla base delle informazioni disponibili e in funzione delle risorse e delle possibilità presenti.
Il meccanismo tramite cui il SNA fa questo è la neurocezione, che Porges definisce “rilevamento senza consapevolezza”. Attraverso la neurocezione, cioè, il tuo SNA monitora costantemente l’ambiente interno (il corpo), l’ambiente esterno (il mondo circostante) e le persone con cui stai interagendo, alla ricerca di segnali di minaccia, pericolo o sicurezza. E risponde attivando uno dei tre circuiti.
Non solo: il SNA apprende dall’esperienza e, nel tempo, crea pattern di risposta abituali, fino a generare una sorta di profilo autonomico. Questo significa che la tua neurocezione identifica certi segnali come sicuri, pericolosi o minacciosi in base alle tue esperienze pregresse, soprattutto precoci*.
E qui entra in gioco un altro meccanismo fondamentale: la co-regolazione. I SNA interagiscono tra loro attraverso un processo che fa sì che due (o più) persone influenzano reciprocamente i loro stati fisiologici e li sintonizzano*. Questo processo ha un ruolo importante nelle interazioni sociali e nello sviluppo, perché le esperienze di co-regolazione sono propedeutiche alla capacità di auto-regolazione. La tua capacità di auto-regolarti, cioè, dipende da quante e quali esperienze di co-regolazione hai sperimentato.
In sintesi: Porges propone una nuova mappa del SNA e offre una nuova spiegazione dell’impatto del SNA sul nostro comportamento e sulla nostra esperienza.
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1- Il nervo vago è il decimo nervo cranico, che dal tronco encefalico si dirama fino al volto, alla gola, alle orecchie, agli organi sopra il diaframma e ai visceri sotto il diaframma.
2 – Il SNA è un insieme di cellule e fibre che innervano gli organi interni e le ghiandole al fine di controllare le funzioni vegetative, cioè tutte quelle funzioni che di solito sono al di fuori del nostro controllo volontario, come la respirazione, il battito del cuore, la termoregolazione etc.
3 – Tuttavia, i pattern e i profili autonomici possono essere rimodellati.
4 – Attraverso la co-regolazione entriamo in connessione con le altre persone, creando un senso condiviso di sicurezza. Tuttavia, oltre alle esperienze di co-regolazione, facciamo anche esperienze di mutua disregolazione.
Quali sono le peculiarità della teoria polivagale?
- La teoria polivagale è innanzitutto una teoria sul legame tra corpo e cervello.
In senso stretto, la teoria polivagale riguarda il funzionamento del SNA. Ma nelle intenzioni di Porges è soprattutto una prospettiva che si contrappone al dualismo: affermando che c’è una connessione bidirezionale tra corpo e cervello*, la teoria polivagale mira a ristabilire l’idea che i processi psicologici influenzano lo stato corporeo e lo stato corporeo modella la nostra esperienza.
- Il tema centrale della teoria polivagale è la sicurezza.
Secondo Porges, noi obbediamo a due imperativi biologici: rimanere in vita e stare in connessione. E il SNA risponde a questi due bisogni di sopravvivenza e ingaggio sociale, che sono in opposizione tra loro: quando ci sentiamo in pericolo, attiva i circuiti simpatico o vagodorsale, mentre quando ci sentiamo al sicuro, attiva il circuito ventrovagale.
Solo se ci troviamo nello stato ventrovagale – quindi solo se ci sentiamo al sicuro nell’ambiente fisico e relazionale in cui siamo – possiamo riposare, giocare, concentrarci, ragionare, dialogare, collaborare, essere gentili e amorevoli, creare nuovi legami, stare in intimità con altre persone.
Poiché il SNA apprende dall’esperienza, nel tempo sviluppa l’abitudine di proteggere oppure di connettere in base a ciò che, fin dalla prima infanzia, ha imparato del mondo e delle relazioni.
Spiega lo psichiatra Van der Kolk: “Quando un circuito si attiva in modo ripetuto può diventare uno schema predefinito, cioè la risposta che con maggiore probabilità verrà innescata. Se ci si sente al sicuro, amati, il cervello si specializzerà nell’esplorazione, nel gioco, nella cooperazione (e soprattutto potrà dare risposte flessibili, cioè di volta in volta adatte alle circostanze e non automatiche). Se si provano spesso paura, rifiuto, bisogni non soddisfatti, il cervello diventerà esperto nella gestione difensiva di sentimenti di paura e abbandono.”
- La teoria polivagale, quindi, propone un particolare punto di vista sull’esperienza quotidiana e sul comportamento sociale.
Come scrive Deb Dana: “Il SNA trasforma il modo in cui viviamo le esperienze. Le nostre convinzioni, i nostri comportamenti e le nostre reazioni corporee sono radicati nella gerarchia autonomica. La fisiologia e la psicologia sono interconnesse. Lo stato [autonomico] e la storia lavorano insieme in un circolo vizioso persistente e, se non viene spezzato, perpetuo.”
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Semplificando e sintetizzando al massimo: le fibre sensoriali trasmettono informazioni al cervello, mentre le fibre motorie riportano indietro quelle informazioni.
A cosa serve la teoria polivagale?
Il modello di Porges è stato applicato a diverse discipline, tra cui la pedagogia e la psicologia clinica. La teoria polivagale, infatti, propone una prospettiva interessante sulle esperienze relazionali precoci e offre un approccio innovativo al trauma, allo stress e ad altre problematiche. Parallelamente, fornisce indicazioni per creare un ambiente (fisico e relazionale) che favorisca il senso di sicurezza.
L’integrazione della teoria polivagale nella pratica clinica è opera principalmente di Deb Dana, psicoterapeuta specializzata nel trattamento del trauma complesso, che ha creato gli esercizi polivagali. Questi esercizi stimolano la consapevolezza autonomica e promuovono la riorganizzazione del SNA.
Per me, lavorare secondo una prospettiva polivagale significa impegnarmi a:
- lavorare in una logica integrata (non dualistica),
- prestare grande attenzione al mio stato fisiologico e regolarlo,
- creare un ambiente (fisico e relazionale) sufficientemente sicuro,
- adattare il setting, il dialogo e le attività allo stato fisiologico altrui,
- accompagnare le persone verso una maggiore flessibilità autonomica.



