Dal 2021 mi occupo di supervisione, sia di gruppo, per servizi socio-educativi e scuole, sia individuali, per professioniste e professionisti dell’educazione, della formazione, della salute e del benessere.
Cos’è la supervisione?
La supervisione è un intervento formativo di supporto all’attività professionale.
Nasce all’interna delle società analitiche come un’attività di apprendimento: allievi e allieve devono discutere una terapia che stanno svolgendo. Si tratta, quindi, di un processo di rielaborazione dell’esperienza professionale.
Dalle società analitiche, la supervisione approda poi alle scuole di servizio sociale e da lì si estende ad altri ambiti – per esempio quelli sanitario, educativo e scolastico.
In generale, la supervisione è uno spazio di analisi, riflessione e concettualizzazione, volto alla crescita professionale.
Qual è la peculiarità della supervisione?
Ribadiamolo: la supervisione è un dispositivo formativo. Quindi, contrariamente a ciò che spesso si crede, non è una consulenza.
Tuttavia, la supervisione avviene in un contesto relazionale democratico. Infatti, il compito di chi supervisiona non è indottrinare o consigliare, dall’alto di una presunta superiorità concettuale, bensì porre domande, stimolare il dubbio e il pensiero critico, favorire l’osservazione e l’analisi, guidare in profondità la riflessione, proporre visioni alternative.
Esistono diversi tipi di supervisione, che differiscono per l’oggetto trattato. Quattro sono quelli più conosciuti e praticati: 1. supervisione centrata sui casi; 2. supervisione centrata sugli aspetti intrapsichici che influenzano il modo di lavorare; 3. supervisione centrata sulle dinamiche interne al gruppo; 4. supervisione centrata su aspetti metodologici e processuali.
La supervisione sui casi è probabilmente la più diffusa. Ci si focalizza su una situazione professionale specifica per rileggerla e, così, affrontare dubbi operativi, individuare le possibili direzioni, ridefinire gli obiettivi di lavoro, esplorare vissuti emotivi e difficoltà, ridisegnare i confini di ruolo etc.
Cosa significa fare una supervisione?
Fare un percorso di supervisione significa prendersi cura del proprio mestiere, del proprio benessere professionale e, indirettamente, delle persone con/per cui si lavora.
La supervisione permette di: mantenere uno sguardo attento e curioso sul proprio operato; (ri)definire l’apparato metodologico; precisare la cornice teorica di riferimento; rafforzare le capacità di riflessione, analisi, argomentazione e concettualizzazione; esplorare la relazione con il proprio mestiere; approfondire la conoscenza di sé.
La supervisione di gruppo consente inoltre di: ricostruire la storia del team o équipe; esplorare le dinamiche interne; affrontare disaccordi e conflitti; (ri)definire ruoli, mansioni e processi; co-costruire l’identità del gruppo; tematizzare e significare eventi rilevanti; sostenere il (buon) funzionamento del gruppo.
Attenzione, però. Discutere e rielaborare la propria esperienza professionale significa crescere e migliorare, certo. Ma, prima, significa accogliere il dubbio, tematizzare gli errori, interrogare le certezze, affrontare momenti critici e vissuti dolorosi, cambiare prospettiva. In poche parole: prendere un impegno serio e coraggioso con se stesse.
Come funziona?
Le supervisioni di gruppo possono avere valenza psicologica o pedagogica e possono svolgersi online o in presenza, presso la sede del servizio. Il percorso lo co-costruiamo sulla base delle esigenze e degli obiettivi, a seguito di un colloquio conoscitivo.
Le supervisioni individuali possono consistere in un unico incontro di 90 minuti o in un percorso di più incontri di 60 minuti. Possono svolgersi online o in studio. E possono riguardare anche l’avvio della libera professione, sia per chi desidera leggere dubbi, blocchi e timori, sia per chi desidera sviluppare un progetto consapevole, sostenibile, solido e coerente con la propria identità professionale.
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