< Blog

fra – la preposizione

Cinque stereotipi sulla libera professione

Se stai pensando di avviare una tua attività, o se hai da poco inaugurato il tuo progetto, può esserti di grande beneficio riconoscere gli stereotipi che riguardano la libera professione. 

Vediamo quelli che secondo me sono i cinque principali.

  • Estremamente diffusa e pervasiva è la narrativa che presenta la transizione alla libera professione come un passaggio brusco. Questa narrativa è per lo più implicita e viene veicolata attraverso il linguaggio, cioè usando termini ed espressioni come “fare il salto”, “lanciarsi”, “buttarsi”… 

Il lessico è quello eroico delle avventure e delle imprese. Richiama in noi l’idea del rischio e della temerarietà, di un cambiamento radicale e di una decisione irreversibile, ma anche dell’improvvisazione. 

Invece la costruzione di una propria attività è un processo, che non comincia con l’apertura della partita iva, ma ben prima. L’inizio del percorso è una fase esplorativa e orientativa, durante la quale ci si informa, si analizza, si calcola, si valuta. Dopo di che si definisce il proprio progetto, e solo a quel punto si procede all’avvio vero e proprio.

I preparativi, quindi, sono fondamentali e implicano sia una riflessione su di sé sia un’analisi di sostenibilità del business. Altro che jump! Il passaggio alla libera professione è una transizione graduale. 

  • Strettamente connessa alla narrativa del fare il salto è l’idea della contrapposizione e dell’inconciliabilità tra lavoro autonomo e lavoro subordinato. 

Di certo le differenze tra le due modalità esistono e sono profonde. Questo però non significa che una escluda l’altra. Al contrario, sono tante le persone che lavorano parallelamente come liberə professionistə e come dipendenti di un ente o azienda. E alcune continuano così a lungo, perché non è obbligatorio scegliere definitivamente una delle due opzioni.

Per altro, l’affiancamento (in questo caso temporaneo) delle due modalità può anche avere una funzione importante nella transizione. Da un lato, consente di sperimentarsi in sicurezza; dall’altro, permette di fare più gradualmente gli investimenti economici necessari. 

  • Un altro stereotipo estremamente diffuso è quello secondo il quale per poter esercitare la libera professione occorre possedere determinate caratteristiche personologiche. 

Questa retorica è pericolosa perché genera incertezza, vissuti di inadeguatezza e senso di colpa, talvolta fino a condurre a un’aprioristica rinuncia.

Di fatto, non si sa quali siano queste fantomatiche attitudini a garanzia del successo. Anche perché esistono molti modi di fare imprenditoria e di svolgere la libera professione. (Oltre che tante differenti concezioni di cosa sia il successo.)

Se è innegabile che siano necessarie alcune competenze – che in parte si differenziano, appunto, in base al modello di business e agli obiettivi – è anche vero che queste competenze si possono apprendere, allenare e rafforzare. Tanto più che, come freelance, ci troviamo a fare cose così varie e diverse, che sarebbe impossibile essere bravə in tutto per semplice fortunata predisposizione. 

  • Apparentemente opposta, ma in verità frutto della stessa mentalità, è la retorica del “se ce l’ho fatta io, puoi farcela anche tu”. 

Si tratta di un messaggio illusorio perché veicola l’idea che avviare una propria attività sia cosa facilmente alla portata di chiunque. Come se le condizioni di partenza, le conoscenze e competenze, i mercati di riferimento, gli obiettivi etc fossero gli stessi per tuttə. E come se non fossero richiesti impegno, fatica e pazienza. 

  • Nel campo delle professioni d’aiuto, poi, assistiamo al diffondersi di una narrativa che fa della libera professione la panacea di tutti i mali.

La partita iva viene proposta come la soluzione a condizioni di lavoro difficili, stipendi inadeguati e scarso riconoscimento sociale. Ma che il lavoro autonomo sarà meglio, e da subito, non è certo. Soprattutto se si inizia per scontentezza e senza un piano. 

L’avvio di una propria attività è un percorso, che implica anche errori, difficoltà, dubbi e frustrazioni. Lavorare meno per guadagnare di più, oltre a essere difficilmente realizzabile nell’immediato, costituisce una motivazione debole, che non ci sostiene nel tempo. 

Per fare fronte alle (nuove) criticità ed impasse tipiche della (nuova) condizione di freelance serve una motivazione forte, che non sia tanto pratica, quanto ideale. 

Questi cinque stereotipi sono molto diffusi e altrettanto insidiosi. Anche se razionalmente non ci convincono, possono radicarsi in noi, condizionando il nostro dialogo interiore e il nostro comportamento. O magari attecchiscono sulle persone che abbiamo accanto, finendo quindi per impattare anche su di noi.

Per questo, è importante riconoscerli ed essere consapevoli del loro effetto. 

E poi? Come li si supera? Informandosi e formandosi.  

Comprendere cosa significa e cosa implica mettersi in proprio permette di sostituire quegli stereotipi con idee realistiche. Proprio per questo ho creato Free-be, un percorso formativo on demand gratuito sugli aspetti pratici di base del freelancing. È il primo freebie della fra.academy, lo trovi lì.

Categorie dei post

Potrebbero interessarti anche...

Strumenti

Filosofia

Una breve descrizione della filosofia, per mostrarne la specificità e la possibilità di utilizzo nel lavoro di consulenza e formazione.

Strumenti

Pedagogia

Un breve ritratto della pedagogia, per chiarire perché e in che modo definisce il mio approccio e contribuisce al mio lavoro.

Essenza

Un’immagine, una metafora

Una descrizione metaforica del lavoro di formatrice, per mostrarne la delicatezza e insieme la potenza.

Essenza

Andare per monti

Una confessione intima su come andare per monti mi abbia resa la persona e la professionista che sono.

Freelancing

Apologia del business plan

Una breve apologia del business plan, scritta da una che all’inizio ne ha avuto timore ma da qualche tempo lo fa con entusiasmo.

Torna in alto